Gli antichi Statuti della Valle

A metà del XIII secolo, l’indebolimento del potere dei Conti di Biandrate – conseguente anche alle numerose diatribe interne alla famiglia e ai periodici funambolismi delle loro alleanze politiche con i Vescovi di Novara o di Vercelli – diede ai Valsesiani l’opportunità avviare un processo di liberazione dal giogo feudale che da tempo li opprimeva. Appoggiati per l’occasione dai Novaresi, riuscirono a costituirsi in una Comunità Generale, retta da un Podestà basato a Varallo e sostenuto dalle stesse rendite appartenenti ai ormai deboli Conti di Biandrate. Soffocata pochi anni dopo anche l’ultima disperata resistenza dei Conti (nel castello di Viège, nel Vallese, sarebbe morto nel 1376 anche l’ultimo loro discendente), i Valsesiani ebbero quindi via libera per costituirsi nel 1275 in una sorta di confederazione democratica, Universitàs Vallis Sicidae, retta da propri Statuti. Analoghe esperienze erano peraltro già state avviate con successo sin dal XII secolo in altre vallate alpine, nell’intento di liberare le popolazioni dalle assillanti pretese dei feudatari, dei vescovi, dei Comuni e delle varie Signorie del momento. L’Università della Valsesia ebbe sin dal suo esordio l’appoggio dell’imperatore Enrico VII e venne suddivisa in due Corti o Curie: quella Superiore, con sede a Varallo, che aveva giurisdizione su tutto il territorio da Quarona sino ad Alagna, e quella Inferiore, con sede a Valduggia, che comprendeva l’intero circondario di Borgosesia (o Borgofranco di Seso, come veniva chiamata la città quando costituiva il centro di un sistema difensivo dei Conti di Biandrate). Gli Statuti prevedevano che ciascun Comune (“Vicinanza”) avesse un proprio Consiglio (“Credenza”), composto da rappresentanti del popolo (“Consoli” e “Credenzieri”) che due volte all’anno partecipavano anche al Consiglio Generale della Corte, riunito in Varallo sotto la presidenza del Podestà. Il Consiglio Generale deliberava in ordine agli interessi dell’intera Università, stabiliva ed amministrava le regole della giustizia e prendeva le decisioni sulla difesa. Fra gli uomini validi della Valle, compresi fra 18 e i 70 anni, venivano estratti ogni anno coloro che avrebbero fatto parte della Milizia, posta a mantenere l’ordine pubblico.  Gli Statuti vennero rimaneggiati più volte nel corso della loro lunga vigenza ed ebbero una enorme importanza per la gestione ordinata e per l’equilibrio socio-politico della Valle. Nei numerosi articoli che componevano gli Statuti, erano previste specifiche norme anche in materia di proprietà, diritto di famiglia, fisco, giustizia, difesa, buon vicinato, ambiente, ecc. Ad esempio, nel testo relativo alla Curia Superiore, veniva esplicitamente previsto che nelle adiacenze della camminata di Varallo (il lungo viale che dall’antica chiesa di San Marco, posta all’esterno del centro abitato, conduceva sino alla porta sud-orientale del borgo) non venisse edificato alcun edificio senza la preventiva licenza, e che qualsiasi costruzione abusiva venisse prontamente abbattuta: coloro che “…fecent laborium, destruere teneatur”.  Nel 1365 la Valle passò sotto l’influenza politica del Duca di Milano che nel 1393 confermò in pieno la validità degli Statuti e, due anni dopo, Gian Galeazzo Visconti con il benestare dell’imperatore Venceslao la infeudò interamente sotto il Ducato di Milano. Ma già nel 1402 lo stesso Duca si fece gioco degli accordi presi, affidando la Valle al marito di sua cugina, il conte novarese Francesco Barbavara. Ebbe quindi inizio un nuovo periodo feudale, che fu concluso nel 1412 con la cacciata dei Barbavara da parte dei Valsesiani e con la riconferma di tutte le precedenti autonomie locali da parte di Filippo Maria Visconti.  Passato sotto gli Sforza e quindi sconfitto nel 1520 da Francesco I di Francia, il Ducato di Milano si trovò costretto a lasciare la Valle sotto l’influenza francese che la affidò ad un certo Tiberino Caccia. Costui ridusse di molto i privilegi di cui godevano i Valsesiani che, a furor di popolo, non ci misero molto a gettarlo nella Sesia. Dopo un periodo di dominazione spagnola e con la vittoria di Torino del 1707, la Valsesia passò sotto la giurisdizione dei Duchi di Savoia, che mantennero ancora una volta in essere i privilegi derivanti dagli Statuti.  Con l’avvento napoleonico e con la suddivisione della Valle (1804-1814) fra l’impero di Francia e l’Italia, gli Statuti persero del tutto la loro funzione e la loro efficacia, mentre – dopo il ritorno sotto il controllo sabaudo – i Valsesiani ripresero a godere per un certo tempo ancora di alcuni antichi “privilegi”, soprattutto sotto forma di esenzioni fiscali.

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