Per la Valsesia una sola cura, Autodeterminazione!

Tratto da “Valsesia Autonomista” N° 5 del 2 aprile 2008
“…il principio di autodeterminazione dei popoli costituisce una norma di diritto internazionale generale per tutta la Comunità degli Stati. Inoltre questo principio rappresenta anche una norma di jus cogens, cioè diritto inderogabile. Come tutto il diritto internazionale, il diritto di autodeterminazione è ratificato da leggi interne…”
L’autoderminazione è un dovere non solo un diritto! Un dovere nei confronti di chi ci ha preceduto, di chi ci ha dato la vita, di chi ci seguirà , ma fa male vedere che la gente di montagna , la mia gente , che insegue, irretita da allogeni che siano vacanzieri o politici, un sogno rovescio di appiattimento , di essere come altri vorrebbero . Quanto tempo dovrà passare prima che i Valsesiani scoprano il valore del NON ESSERE COME GLI ALTRI e di avere in questo una ricchezza assoluta che nel tempo darà i suoi frutti? Poco credo, ma lo spazio a disposizione perche questo sia indolore non è più tanto. La gente di pianura e di città è innamorata della montagna, viene a purificarsi i polmoni, a pestare i sassi dei ghiaioni e i sentieri nei boschi, a segnare le discese immacolate di neve, ci viene spesso, con molte pretese e pochissima comprensione verso chi, qui, vive e opera. Sono nato in montagna, ora collina secondo l’altimetro politico italiano, i miei avi sono sepolti in questa terra poco distante la casa che hanno abitato da quando quella terra era ancora e solo Valsesia , terra e erba , l’ erba di montagna cresce soffice, fitta, compatta, nasconde il terreno. Più si sale e meno velocemente cresce, nei pascoli degli alpeggi, quei pochi che ancora resistono. Si mantiene bassa, come se avesse imparato a regolarsi da sé. Invita a distendersi. La montagna non può essere la riserva Wilderness di una pianura urbanizzata. E’ un problema di spazio, di paesaggio vitale che riguarda anche chi vive in città, ma è anche un problema di orgoglio, cultura e tradizione di chi, qua, ci vive giorno per giorno , non solo nei fine settimana , tocca a noi dire no a quelle brutture che la società urbanizzata allogena ci vorrebbe imporre in nome dello “sviluppo” !. Possibile che l’unico modello di sviluppo sia quello proposto dai popoli della fascia pedemontana, che ha il più alto numero di aziende per abitante di tutto il pianeta? Possibile che l’alternativa sia solo turismo o industria e che l’agricoltura e la pastorizia non possa essere il lavoro anche per le nuove generazioni ? Questo, inteso nel senso più ampio. Dall’erba all’acqua. Tocca a noi inventare qualcosa che funzioni, senza farci imporre nulla né dalla burocrazia italiana né da tante “teste grosse”, da un detto dei nostri vecchi, che nei fine settimana, si ricordano che l’aria buona non si respira nei centri commerciali o negli alberghi da 500 camere con aria condizionata. Sennò pazienza, avremo perso tutti qualcosa.
Marco Giabardo

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