L’Europa è delle Comunità Stanziali (Xoventù Independentista)

I partiti e l’opinione pubblica europea sono profondamente divisi sul tema dell’immigrazione.
Nell’era della globalizzazione questo issue è divenuto dirimente rispetto alle classica dialettica sociale sulla ripartizione del valore della produzione poiché il fenomeno migratorio ha assunto i contorni di un lento processo di invasione del vecchio continente. Tocca tutto e tocca tutti obbligandoci ad interrogarci sulla nostra idea di convivenza, di economia, di comunità.

La domanda principale che questo fenomeno impone, prima di abbozzare una risposta, è la seguente: di chi è la Terra?
3000 anni fa gli ebrei giustificavano la conquista di quella dei Filistei sostenendo che Dio gliel’aveva promessa.
Un paio di secoli fai gli immigrati ribelli europei, nella loro forsennata corsa verso l’Ovest del continente americano avevano elaborato la teoria del “Destino manifesto” per impossessarsi delle praterie degli indigeni pellerossa che da tempo immemore le abitavano.
Le ultime trovate per giustificare invasioni di massa sono effettivamente un po’ più accattivanti.

Molti orfani dell’ideologia comunista hanno oggi abbracciato una nuova utopia new global centrata sull’idea che “la Terra appartiene agli Uomini”, ovvero che qualunque individuo di qualunque latitudine possa decidere dove risiedere e lavorare senza doverne rendere conto agli autoctoni. La libera circolazione dei lavoratori non sarebbe altro che la logica ed auspicabile conseguenza, per i new global, della libera circolazione del capitale imposta ad i Popoli dalle oligarchìe capitalistiche. Ed in effetti i flussi migratori provengono proprio da quelle aree del mondo dove il turbocapitalismo sta distruggendo il tessuto delle economie tradizionali locali in Africa ed est Asiatico come ci ricordano in maniera precisa i lavori di Maurizio Pallante.
Possiamo agevolmente osservare che la globalizzazione dei diritti del capitale e la globalizzazione dei diritti dei lavoratori sono quindi due facce della stessa identica medaglia e si rafforzano a vicenda.

L’associazione degli industriali del Veneto era in prima fila, qualche anno fa, nella missione dell’allora Presidente della Repubblica Ciampi per gli accordi di investimento (leggi delocalizzazioni) in Cina e India (un esercito di 2000 industriali, il peggio del manifattiero italiano, al seguito del codazzo presidenziale, come una nuvola di cavallette); la stessa associazione di industriali veneti che qualche mese fa piagnucolava per indurre la Regione ad accogliere a spese nostre “quanti più profughi libici possibile in nome della solidarietà” (ed in parte ci sono anche riusciti).
I new global del capitale e del lavoro rispondono alla domanda iniziale alla stessa maniera.

La maggioranza degli Europei, e noi con loro, crediamo invece che la Terra appartenga alla Comunità del Posto ed a nessun altro.
Ogni Patria appartiene al proprio Popolo, a chi vive su di essa da sempre.

Tutte le Comunità hanno un legame “originale” col proprio territorio che travalica il semplice rapporto di sfruttamento: la cultura popolare e la sua concezione del passare del tempo, l’economia locale e le conoscenze tramandate di padre in figlio sono legate al territorio ereditato dagli Avi. Il territorio ed il suo clima sono parte dell’identità di ciascuna comunità e di ciascun Uomo.
Gli Europei odierni, e noi Veneti con gli altri, raccontiamo ancora le fiabe che i mitogrammi sulle caverne del Paleolitico e del Neolitico testimoniano a più di 10.000 anni di distanza.

L’idea che il Veneto del Terzo Millennio venga popolato dagli spiantati di tutti i continenti, strappati al loro ambiente per aumentare la massa critica di manodopera nelle fabbrichette dei profittatori-cavallette ci fa rabbrividire.

Noi crediamo che ogni Veneto debba poter vivere dignitosamente nella terra dei propri Padri, fra le proprie valli e montagne o pianure, nei luoghi dove la Storia e l’ambiente gli ricordi che ognuno di Noi non è un atomo isolato ma un anello di una lunghissima catena che ci lega ai vivi ai morti ed ai non ancora nati del Veneto. Crediamo che l’immigrazione sia una tragedia per chi la subisce e per chi vi è indotto dall’arrivo dei profittatori-cavallette.

Vogliamo un mondo in cui l’immigrazione-emigrazione sia una trascurabile eccezione e non una disastrosa regola che si abbate sugli strati più poveri della popolazione e progressivamente estende le proprie conseguenze sugli altri strati sociali causando disoccupazione, emarginazione, criminalità, senso di alienazione.

Vogliamo un mondo in cui l’economia sia a misura dell’Uomo e non l’Uomo a misura del profitto.

Crediamo che sia in atto una vera guerra contro le Comunità Stanziali d’Europa da parte del peggio del capitalismo parassitario dei quattro continenti che mira alla sostituzione etnica degli europei con una massa manipolabile di diseredati senza speranze.

Noi siamo gli eredi ed i discendenti di un mondo antichissimo e ci batteremo per restare Paroni a Casa Nostra contro tutte le utopie sparse dai globalizzatori dei diritti del capitale e del lavoro.

Noi ci batteremo perché il Veneto resti ai Veneti.

Kren
Xoventù Independentista

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