Repubblica della Valsesia

Repubblica (partigiana) Della Valsesia

11 giugno 1944 – 25 aprile 1945

La Valsesia Libera:
Si intende la vallata del fiume Sesia che si distende da Alagna, ai piedi del Monte Rosa (da dove nasce la Sesia), fino a Romagnano. Le quattro valli principali che la compongono sono: Val Grande, Val Sermenza, Val Mastallone e Val Sessera. Confina con Biellese, Valle del Lys, Valle Anzasca, Novarese e Vercellese;.

12 settembre 1943: si costituisce il “Centro Valsesiano di Resistenza”; e con un editto datato lo stesso giorno chiama a raccolta tutti i Valsesiani, inizia con questa frase :

<Fratelli, con lo stesso cuore con cui vi ha accolti, la Valsesia ed il Centro di Resistenza si apprestano a provvedere a voi.>


ottobre 1943: i primi reparti partigiani compiono azioni ai danni dei presidi nazifascisti, tese a impaurire i militi presenti e per recuperare armi e munizioni in attesa dei primi lanci alleati che si fanno fin troppo attendere.

12 dicembre 1943: rappresaglia fascista a Borgosesia; 10 civili vengono massacrati. Rastrellamenti, uccisioni e distruzioni proseguono quasi ininterrottamente fino all’aprile 1944.

maggio 1944: Riunione capi partigiani a Valduggia; si decide di spostare la guerriglia in pianura.

giugno 1944: vengono compiute numerose azioni in pianura; i nazifascisti decidono di ritirarsi dalla Valle non ritenendola, strategicamente, di importanza vitale.

10 giugno 1944: i nazifascisti abbandonano la Val Grande, La Val Sermeza, la Val Mastallone, Varallo e Borgosesia  con la Val Sessera.

11 giugno 1944: i partigiani prendono possesso della Vallata fino a Romagnano e Gattinara; la Valsesia è libera ed e dichiarata “Repubblica della Valsesia”.

2 luglio 1944 si conclude, con una clamorosa vittoria garibaldina, la prima battaglia per la difesa della “Valsesia libera”.

Il 4 luglio ha inizio la rabbiosa offensiva nazifascista che si accende soprattutto lungo la strada Romagnano – Grignasco, in direzione di Serravalle Sesia e sulla Traversagna. Il Comando garibaldino è assillato dal gravissimo problema della scarsità delle munizioni, quanto da quello dei gruppetti di “disarmati” che vanno peregrinando dall’una e dall’altra valle per sfuggire alla cattura.L’urto delle truppe naziste, che non hanno problemi di armi, di munizioni e di viveri e che sono da lungo tempo perfettamente addestrate alla guerriglia, è tremendamento. I Garibaldini della “Volante Loss”, della “VI brigata” e della brigata “Osella” resistono e respingono più volte gli attacchi del nemico, si battono con estremo coraggio, perdono e riconquistano le posizioni, ma sono, infine, costretti a ripiegare anche nel settore centrale, per evitare di essere accerchiati. Borgosesia è in pericolo; vi è il grande esodo della popolazione verso le vallate. La Ca’ Bianca viene abbandonata da Jan Taglioretti e dai suoi uomini, ma, nel contempo, viene fatto saltare il ponte di Aranco alle porte di Borgosesia. Il 5 luglio i nazifascisti rioccupano Borgosesia e, due giorni dopo, Varallo. Il grande esodo della popolazione preoccupa, ovviamente, i partigiani che si danno da fare perché uomini e donne, anziani e bimbi rientrino nelle proprie abitazioni. I garibaldini hanno numerosi prigionieri – tedeschi, fascisti, spie e collaborazionisti e decidono di trattare con il comando nazista. I nazisti accettano la proposta dei garibaldini: rilascio dei prigionieri a condizione che la popolazione civile possa rientrare in Varallo, con la garanzia “che su di essa non deve essere esercitata ulteriore violenza e rappresaglia”. Le trattative con il Comando nazista vengono condotte dal Comandante della VI brigata “Nello” e da “Moro”. Con grande lentezza, ostacolata dalla resistenza garibaldina, continua intanto l’avanzata dei nazifascisti. Piccoli gruppi di garibaldini “disarmati” come quello guidato da “Edo”, si spostano in continuazione per evitare di cadere nella rete del nemico. Le pattuglie dei guastatori, composta dai partigiani Gino Angelino di Pray di venti anni, Gaudenzio Frasca di Celio di ventuno anni, Orlando Pastore di Balmuccia di anni diciassette, Riccardo Pattarono di venti anni, viene sorpresa mentre sta minando un ponte poco sopra Balmuccia. Il reparto nemico veste abiti civili, si comporta come se fosse un reparto partigiano, e quindi può avvicinarsi ai giovani guastatori senza sollevare sospetti; i quattro partigiani vengono assaliti e trucidati a colpi di pugnale. “Edo” ed “Eros” ricordano di aver incontrato presso il passo Turlo “due giovani vestiti in borghese e con il fazzoletto rosso al collo” che dicono loro che non vi sono né ad Alagna né nelle immediate vicinanze nazisti e fascisti. Rassicurate, le due squadre di “Eros” ed “Edo” scendono verso Alagna e, fortunatamente, vengono messe in guardia da un pastore proprio poco prima di arrivare ad una curva oltre cui vi è una colonna nemica che sta salendo verso il passo del Turlo. L’avvertimento, sia pure all’ultimo momento, permette la reazione immediata dei pochissimi armati e l’eclissarsi dei molti disarmati; nel corso dello scontro rimane ferito il comandante “Edo”. I nazifascisti investono tutte le valli; i reparti partigiani meglio armati e organizzati devono evitare sia lo scontro frontale sia di essere accerchiati e si spostano in val Vogna o in valle d’Artogne. I “disarmati” si aggirano nella valle di Alagna alla ricerca di ” passi” che permettano loro di uscire dalla zona “bollente”. Un piccolo reparto garibaldino composto da 16 uomini, di cui otto carabinieri, sta arrampicandosi verso Passo del Turlo, con l’intenzione, probabilmente, di passare in valle Anzasca; il reparto garibaldino cade in una imboscata e vengono fatti prigionieri i carabinieri: Pietro Borlo di anni 29 di Brusisco, Salvatore Catania di anni 22 di Catania, Giovanni Giuliano di anni 20 di Ceva, Giovanni Gobbo di anni 26 di Castell d’Azzano, Ugo Longato di anni 37 di Scorzè Attilio Remolif di anni 27 di Chiomonte, Bruno Righeschi di anni 23 di Loro Ciuffenna, Felice Vedani di anni 40 di Caluso e inoltre i giovani Luigi Castriota Scandenberg di anni 20 di Napoli. Ilario “Elvano” Doria di anni 23 di Novara, Renzo “Renato” Fagnoni di anni 19 di Novara, Lorenzo “Loris” Foglia di anni 23 di Novara, Giuseppe Fungo di anni 19 di San Pietro Mosezzo, Mario Martinon di anni 19 di Varallo, Luciano “Tano” Tumulero di anni 18 di Biella, Agostino “Terribile” Zangola di anni 19 di Biella.

14 luglio 1944 : i sedici garibaldini catturati vengono fucilati contro il muro del cimitero ad Alagna.

19 luglio 1944: i nazifascisti che non sono ancora riusciti ad avere ragione dei partigiani e a rioccupare tutta la zona compiono una feroce rappresaglia; a Borgosesia, nelle frazioni di Rozzo e Lovario, 20 civili vengono barbaramente trucidati.

20 luglio 1944: I rastrellamenti si susseguo Le montagne della Valsesia, vengono, con grande frequenza, setacciate dalle truppe nazifasciste. A metà luglio del ‘44, il comandante Arrigo Gruppi “Moro” si trova, con un suo reparto, nel Basso Biellese. Essendo in corso un rastrellamento, “Moro” non può spostarsi nella sua abituale zona di operazione (oltre la Cremisina) e si vede costretto a puntare verso l’Alpe Noveis, in Val Sessera, ove sosta nella notte che va dal 18 al 19 luglio. All’alba del 19 luglio, “Moro” viene attaccato da forti reparti nazifascisti che, in un primo tempo, riesce a tenere a bada. Poi con un improvviso contrattacco egli riesce a respingerli verso fondovalle. L’azione riesce, ma “Moro” sa bene che, approfittando dello scompiglio messo nelle file nemiche, è il momento di sganciarsi e portarsi più in alto possibile; dai 1200 metri dell’alpe Noveis sale ai 2 mila metri del monte Barone ove trova anche un battaglione dell'”Osella” e un reparto garibaldino di “Gemisto”. La situazione non è certamente fra le migliori, anzi… Il nemico avanza chiudendo ogni possibile via d’uscita; vani sono i primi tentativi dei garibaldini intesi a spezzare il cerchio che si va stringendo attorno a loro. Solo a notte inoltrata il grosso dei reparti garibaldini riesce, attraverso un canalone e sempre combattendo, a spezzare la barriere nemica e ad unirsi a reparti della “VI Nello” e della “Volante”. Purtroppo, nel corso dello scontro finale, dodici garibaldini, nella maggior parte disarmati, rimangono isolati dai compagni; superano, con la complicità della notte, le pattuglie d’avanguardia naziste, ma vanno proprio a finire nel mezzo di un reparto repubblichino. Mentre cinque dei dodici giovani riescono, ancora approfittando dell’oscurità, a fare perdere le loro tracce infilandosi in un canalone, gli altri sette vengono catturati. I prigionieri vengono trascinati al Rifugio Vercelli dell’Alpe Noveis, malmenati a sangue denudati e privati delle scarpe vengono nuovamente torturati, infine una raffica alla schiena arriva puntuale dopo averli invitati ad andarsene. Solo di tre garibaldini dei sette trucidati si conoscono i nomi: Antonio Gobbi 21 anni di Mede Lomellina, Mario Silvola 18 anni di Arona, Antonino Toscano 24 anni di origine meridionale. Gli altri quattro pare siano carabinieri appartenenti alle CCP inquadrate nelle garibaldine .

agosto 1944: le formazioni partigiane riparate in alta Valle si preparano alla controffensiva .

Azioni di Governo
La zona libera nasce sotto il segno della preoccupazione e dell’attesa del contrattacco nemico; non viene presa in considerazione l’ipotesi di un governo dei Cln. In molte località il Podestà (quando è un ‘buon uomo’) non viene nemmeno sostituito e continua la sua attività con il nome di Commissario. Viene istituita una figura molto importante quella del Commissario civile che ha, tra gli altri, il delicato compito di controllare tutte le aziende e le fabbriche. Con gli industriali viene sancito un accordo di ‘protezione’ che, da una parte, vieta loro di lavorare per i tedeschi e di versare tasse al Governo di Salò, dall’altra, assicura alle fabbriche la possibilità di lavorare indisturbate senza che vengano compiuti atti di sabotaggio da parte dei partigiani. Per quanto riguarda la Giustizia, il 28 giugno 1944 si decide di affiancare al Pretore un Commissario giudiziario che aveva una funzione di controllo e viene deciso che tutte le sentenze vengano emanate in nome del Comitato di Liberazione Nazionale. Durante il periodo della “zona libera” i servizi civili (poste, telefono, comunicazioni) continuano a funzionare normalmente. Si procede ad abolire gli ammassi che erano stati imposti dalla Repubblica Sociale; viene stabilito il controllo sulla vendita e sui prezzi dei generi contingentati; si aumentano le razioni alimentari, le quantità di legna e degli altri prodotti sottoposti a requisizione da parte dei tedeschi. Durante la “Repubblica” ci sono anche numerose iniziative pubbliche: il 23 giugno 1944 a Varallo si tiene una conferenza su un ‘tema patriottico’; il 25 giugno, sempre a Varallo, si assiste a un concerto della Banda musicale. A Borgosesia si provvede alla requisizione di alcune ville che vengono adibite a colonia per i bambini e a ricovero per gli anziani. Viene organizzato un ambulatorio per i civili nel quale prestano servizio gratuito alcuni medici partigiani; sempre per quanto concerne la sanità ci si appoggia anche agli ospedali di Varallo e Borgosesia. Vengono anche predisposti dei corsi rapidi per infermieri in modo da utilizzare tutti i giovani affluiti al Comando e ancora privi di armi. Dal punto di vista militare durante il periodo della “Valsesia libera” si procede alla copertura della zona: viene istituito il Battaglione ‘Volante Rossa’ che è dotato di automezzi, ben armato e può spostarsi velocemente e difendere così la Valle. Nelle fabbriche si organizzano mense aziendali e mense per disoccupati e bisognosi; funziona anche un ‘ufficio artistico’ di Divisione che si occupa dei progetti delle mostrine (stella alpina su campo rosso e blu), dei bracciali per i vari corpi, di francobolli, cartoline, cartelloni di propaganda, ecc.

Nonostante i vari attacchi nazifascisti e i rastrellamenti mordi e fuggi (la geografia della Valsesia e della sue Valli e la scarsità di strade non permetteva ad un esercito meccanizzato come quello nazista di far valere la propria superiorità) attuati fino all’agosto del 1944 per riprendere il controllo della Valsesia, questa rimaneva sotto il controllo dei Partigiani delle Brigate Garibaldi Valsesiane fino alla liberazione.

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