Archive for Gennaio, 2012

REV. LORENZO BANFI: SERVE UN COMITATO DI LIBERAZIONE

Gen 24, 2012 Posted Under: Comunicati Stampa

Il 21 gennaio, il Rev. Lorenzo Banfi, presidente del Movimento Domà Nunch, ha affidato alle pagine del quotidiano  «L’Indipendenza» un appello che, contestualmente, è stato inoltrato alle segreterie dei movimenti e delle associazioni nazionaliste e indipendentiste del Nord Italia.

Riportiamo il testo del messaggio:

La maggior parte delle istituzioni italiane è di fatto fuori legge: nel tessuto politico sono ampiamente diffuse la malversazione, la corruzione e la collusione con la criminalità organizzata.

Anche recentemente, ciò è stato palesato dalle varie inchieste in corso (il caso Cosentino o quello Ponzoni in Regione Lombardia): le quali, naturalmente, non porteranno a nulla.

Si è resa inoltre evidente la connivenza dell’attuale governo centrale con le potenze straniere, mediante un’azione economica e fiscale tendente a defraudare i popoli italiani della loro ricchezza, rendendoli schiavi di poteri oscuri e forestieri, tanto che si potrebbe configurare, per tali istituzioni, il reato di alto tradimento.

Domà Nunch, quale organizzazione di cittadini, non è lontana dal dover ritenere ampiamente illegale l’azione dello stato italiano.

In tale contesto, lanciamo un appello alle associazioni nazionaliste e ai partiti indipendentisti per la costituzione di un fronte di liberazione che riporti la legalità e ricostituisca il corpus repubblicano, ormai corroso e svilito dall’attuale classe politica.

Rev. Lorenzo Banfi

Presidente del Moviment econazional Domà Nunch

21 gennaio 2012

Read More

IL CAPITAN CODARDO E L’AMMIRAGLIO BELLIMBUSTO di Marco Reis

Gen 22, 2012 Posted Under: Notizie in rete

Notiziola passata in sordina, senza titoli, nè niente: ieri il capo della protezione civile ha detto di aver chiesto ai vari corpi di soccorritori di portarsi via dal Giglio i ‘Portavoce’, che basta e avanza lui per tutti. Al Giglio è pieno di Portavoce con le divise più sgargianti, fighissime quelle con la visiera arditamente calata suglio occhi.

Se notate -anche stasera, al primo tg che vi capita- ogni ripresa di documentazione di qualunque servizio giornalistico è griffata: filmato dei Vigili del Fuoco subacquei, filmato dei Carabinieri subacquei, filmato della Polizia subacquea, filmato della Guardia di Finanza subacquea, filmato della Marina subacquea, filmato della Guardia Costiera subacquea, e dimentico qualcuno ma non ho ancora visto la Forestale subacquea. I vigili urbani del Giglio hanno il cameraman indisposto.

In pratica ogni singola squadra di sub di soccorso è costituita da 5 persone: 1 sub interpreta il sub che soccorre; 1 sub è il cameraman; 1 sub è l’assistente di regia; 1 sub seguirà poi il montaggio a terra; 1 sub è di turno di riposo. 1 Ammiraglio coordina le difficili operazioni, affiancato da 2 Portavoce e 4 Portaborse. Possibilmente fighe e di profilo. Davanti ai microfoni delle tivù si alternano i Portavoce dei vari Corpi, finchè il Capo della Protezione Civile si è rotto i coglioni, e ha mandato tutti a casa. Con lo stesso risultato pratico dell’ormai famoso “Vada a bordo, cazzo!”. Cioè: con risultato zero.

La lavorazione di un semplice filmato -uno qualunque di quelli che vedete griffati la sera- richiede più operazioni e più interventi tecnici, o forse credete che anche il famoso audio “Vada a bordo, cazzo!” per arrivare ‘di nascosto’ ai media è passato dalle mani di un giornalista d’inchiesta, e non di un Ufficio Stampa? Li abbiamo finiti, i giornalisti di inchiesta. Da mò.

Voi direte, ma Marco, che ti incazzi a fare?
Vedete: contrariamente a quello che si pensa (il 62% dei giornalisti free-lance ha un reddito inferiore ai 5.000 euro annui) il mestiere di giornalista è in forte espansione. Negli Uffici Stampa Pubblici. Nello Stato.
In Russia se lo sognavano un tale controllo sull’informazione…
Vuol dire che il mestiere di “giornalista” è in forte espansione a nostre spese per… condizionare l’informazione.
Voi direte: vabbè, ma è roba pubblica, quindi è roba santa…
Ah, sì?
L’Ammiraglio Bellimbusto lo fa nel nostro interesse e non per la sua carriera?
Allora guardate questa immane porcata proprio della Guardia Costiera, ben più disgustosa della codardia di Schettino: http://www.malainformazione.it/schede/65/index.htm?c1302858125
Tutta roba al servizio del popolo: Guardia Costiera e Rai, ‘Servizio Pubblico’.
‘Servizio pubblico’, capito? In quel caso hanno preso dei poveri bambini, li hanno messi a mollo e terrorizzati, e qualcuno ha fatto carriera. E poi tutti -Rai e governo- non hanno cagato neanche di striscio il mio amico Gigi Bobba che ha continuato a fare interrogazioni parlamentari. Non gli hanno neanche risposto: t’è capì?

Le veline televisive di Stato riempiono tutti i tg. Con la faccenda della Costa Concordia è ormai un festival cinematografico. Chiamato ‘Informazione’ e anzi ‘Servizio pubblico’.
Il comandante Francesco Schettino ha tradito e abbandonato le vite che gli sono state affidate. Ma, almeno, lo ha fatto solo per stupidità.

Marco Reis

http://www.facebook.com/profile.php?id=644505596

Read More

Sono una cittadina italiana – di Cristina Rocchetto

Gen 21, 2012 Posted Under: Notizie in rete

Per tirare le somme dell’esperienza italiana
Scrivo per il Webgiornale da quasi 7 anni, anche se ho avuto delle pause. Sono una cittadina italiana, mamma singola di origine siculo-calabra ma nata a Genova e vissuta tra Trieste e la Sardegna. Ho un’esperienza di emigrazione all’estero (Londra e Germania) di quasi 20 anni; sono tornata in Italia da 5 anni e vivo ospite in un Comune abruzzese da circa 15 mesi. Sono però in procinto di tornare all’estero.
Sono educatrice e scrittrice, su www.circolovirtuoso.net sto per pubblicare due raccolte di articoli. La prima, “Appartenenze straniere”, doveva essere pubblicata in cartaceo grazie all’interessamento del Comites del Consolato di Francoforte, ma il taglio dei finanziamenti ha bloccato questa possibilità; è la raccolta dei miei articoli ed interviste scritta in Germania tra il 2005/06 in aiuto e difesa dei bimbi stranieri non integrati nelle scuole tedesche. In Germania, il mio nome è conosciuto sia da persone del Consolato di Francoforte che dell’Ambasciata di Berlino proprio per il mio impegno nei confronti dell’integrazione dei bimbi italiani, e ho lavorato come assistente nelle scuole tedesche. Sono tornata in Italia 5 anni fa unicamente per permettere a mio figlio la frequenza di una scuola italiana e monitorarne l’apprendimento personalmente.
La seconda, “La Forma del Futuro”, è la raccolta dei miei articoli, interviste e riflessioni recenti, 2010/11, aventi come oggetto ultimo la problematica dello sviluppo e dell’integrazione sociale delle nuove generazioni per mezzo della scuola. Vi pubblico anche due interviste fatte a me ed il testo di un progetto “Spazio aperto: diffondere cultura, creare appartenenza” che avevo presentato al Comune di Avezzano (AQ) attraverso l’Associazione locale “HelpHandicap” di Stefano di Giuseppe, dopo aver operato per 5 mesi nella Scuola Media “Camillo Corradini” come educatrice volontaria per poterlo sperimentare e verificare grazie all’interessamento personale della Preside, Prof.ssa Paola Di Gennaro, ora in pensione. La mancanza di un riconoscimento economico adeguato che mi permettesse di mantenere adeguatamente la mia piccola famiglia – un impegno di 25 ore settimanali è stato valutato per una cifra che sarebbe corrisposta a 4 euro l’ora; la mancanza di riconoscimento sociale ed umano – del mio progetto nessuno sa l’esistenza al di là di chi mi ha conosciuto nella scuola; umiliazioni e disagi conseguenti mi costringono a lasciare non solo questo Comune, ma l’Italia.
Sempre per la stessa casa editrice, vorrei pubblicare una raccolta di altri scritti di argomento storico culturale che appare bisettimanalmente sulla rubrica “L’Angolo dei Tesori” qui sul Webgiornale, per ora riportata anche sul portale didattico

http://www.atuttascuola.it/collaborazione/rocchetto/storia/angolo_dei_tesori.htm

in aiuto e supporto ai ragazzi del scuole, ai loro genitori ed a chiunque tenga a farsi una cultura generale sull’argomento per il quale ho in progetto altre pubblicazioni.
Ho all’attivo una pubblicazione di narrativa edita da Serarcangeli Editore, “Come Foglie sull’acqua”, apparentemente enigmatica narrazione a sfondo filosofico-psicologico; un primo premio letterario per un altro lavoro sempre filosofico-psicologico di narrativa, “La Notte delle Fiabe”, che vorrei pubblicare in cartaceo; e due lavori di saggistica a livello accademico, in revisione e per ora ancora inediti: “La Linea dell’Orizzonte”, di argomento antropologico-filosofico riguardante un tratto della storia del pensiero occidentale e la ricaduta sul significato della relazione terapeutica più autentica; ed un saggio sulla storia del sistema scolastico occidentale con focus particolare sul sistema scolastico tedesco e l’esistenza, in esso, della scuola differenziale che ospita da sempre tanti bambini stranieri, in particolare italiani.
Mi sono battuta e mi batto perché sia attivata ovunque in Italia l’iniziativa offerta nell’Italia del Nord alle famiglie che lavorano, ma soprattutto a famiglie con minori a disagio con la scuola: quella di un doposcuola mirato che cerchi di coinvolgere tutor delle scuole superiori, laureandi o laureati opportunamente formati per seguire anche a domicilio i minori con problemi di attenzione anche non certificati; a maggior ragione i minori che abbiano la 104 e sono trattati con farmaci, che girano anche qui, per ottimizzare il loro rendimento scolastico. Mi rammarica dover invece vedere che, oltre al farmaco, di fatto non è offerto che un futuro di ignoranza e di gravissima difficoltà a bimbi che, si sa già, non sapranno neppure compilare senza errori ortografici un domani la loro lettera di presentazione per poter trovare lavoro.
Anche a bimbi che all’asilo mostrano difficoltà di comportamento viene offerto semplicemente un incontro settimanale dallo psicologo, e non un gruppo di gioco terapeutico in modo da assimilare comportamenti sociali fondati su regole per imparare già da piccini a stare con i propri coetanei ed essere avviati al futuro scolastico in modo decente. Ho scritto a questo proposito articoli ed interviste anche riportati sul sito di Giù le Mani dai Bambini, e sono stata invitata a parlarne ad un Convegno.
Nel Comune in cui vivo, ai minori dagli 11 anni in più non sono inoltre offerte stimolanti iniziative perché essi non si ritrovino in piazza a giocare a fare i grandi, esposti ad esperienze di fumo, alcool e droga che tutti sanno dove procurarsi. Ma siccome i figli delle persone di livello economico superiore hanno garantite possibilità ed alternative diverse, nessuno si preoccupa di ciò che succede ai figli degli altri, limitandosi a segnare a dito chi viene notato regolarmente girare in piazza o ai giardinetti.
Da anni coinvolta attivamente nelle campagne contro l’ab-uso di farmaci sui minori, ai quali avevo appunto dedicato il mio impegno nella scuola ed il mio progetto, invitata a scrivere e parlare da Associazioni nazionali http://www.iosocarmela.netwww.giulemanidaibambini.org in questo Comune non ho avuto alcun tipo di riconoscimento e spazio per dire qualcosa a livello locale, dove ho offerto la mia esperienza in modo concreto. Da volontaria, ho dato alla scuola un impegno che ha toccato da un minimo di 25 ore ad un massimo di 40 ore settimanali da marzo a giugno 2011. Per poter continuare a lavorare, chiedevo solo di poter ricevere uno stipendio che mi permettesse di sopravvivere e continuare a scrivere, avendo per mio figlio un aiuto pomeridiano. Non solo non ho mai ricevuto attenzione, ma l’umiliazione di essere trattata come famiglia disagiata e di sapere indirettamente che un progetto di tutoraggio è presentato da altri senza coinvolgere me né come educatrice con esperienza, né come famiglia nella necessità di avere un simile supporto per essere io nelle condizioni di lavorare il pomeriggio senza lasciare mio figlio solo e scoperto.

L’esperienza personale però non finisce qui: continuo a sperimentare la triste strumentalizzazione di chi approfitta, nella scuola, di minori e famiglie a disagio per mascherare i propri problemi o i problemi dei propri figli, usando come schermo la vita degli altri, che vengono fermati addirittura per romanzine inopportune da persone esterne alla scuola senza che la scuola intervenga per spiegare quali sono i limiti del rispetto e della civile decenza.
Ai piani alti di questo Comune del mio CV è stata notata soprattutto una cosa: che sapevo parlare due lingue straniere, Inglese e Tedesco. Eppure, ho referenze di certo spessore!…Ai piani bassi, che sono una famiglia dal reddito economico basso (scrivere sul Web non fa guadagnare molto) e, se faccio notare il disagio, lo stress, per il quale si indica eventualmente un supporto psicologico. Beati gli psicologi: qui trovano modo di guadagnare! I miei sentiti ringraziamenti a tanta attenzione ed i miei complimenti per tanta profondità psicologica, competenza nel sociale ed esperienza umana.
Una personalità di non poco conto dell’Ambasciata di Berlino 7 anni fa di me si disse che ero una persona che faceva onore alla comunità italiana. L’altro giorno sentivo alla televisione una notizia che mi ha veramente colpita: una gentile signora siciliana ormai affermata parrucchiera dei quartieri alti è stata premiata dal Comune per aver aperto in un quartiere disagiato una sua economicissima succursale venendo incontro alle esigenze delle persone svantaggiate (facendosi pagare sole 3 euro per la messa in piega, per esempio). Un bel riconoscimento… Altra musica quella che si ama suonare in queste zone… Porterò “la cassetta” via con me, dal momento che a fine anno scolastico via andrò, nuovamente all’estero. Io credo di poter dimostrare altra coerenza ed altra concretezza. Una riflessione: chi suona musica troppo locale dovrebbe imparare a riascoltarsi criticamente, per non rimanere troppo sorpreso dell’effetto che la sua musica fa altrove… Di origine meridionale, se del Meridione volevo fare esperienza diretta, ecco qui: qui suona solo chi si può comprare gli strumenti facendo vivere gli altri con la testa abbassata. Non mi si venga a dire che esagero. Suonate pure.
Cristina Rocchetto

http://atuttascuoladuepuntozero.blogspot.com/2012/01/sono-una-cittadina-italiana-di-cristina.html

Read More

A Cota girano i Maroni e progetta la fuga

Gen 18, 2012 Posted Under: Notizie in rete

Al governatore il Piemonte sta stretto e vuole tornare alla ribalta nazionale. Per questo potrebbe staccare la spina già in primavera. Solo voci, ma insistenti. E nella Lega molti iniziano a criticarlo

MI MANCHI Cota con Bossi

Cota non vede l’ora di togliersi la Regione dai Maroni”. È sintetizzato in questo sapido calembour, coniato da un parlamentare lombardo che raccoglie spesso le confidenze del suo ex capogruppo, il travaglio che affligge in queste ore il Governatur. Nel Carroccio è scoccata la scintilla del redde rationem e nello scontro tra il cerchio magico bossiano e la base maroniana difficilmente ci sarà spazio per posizioni mediane, attendiste, levantine. Come la sua, con la quale finora è riuscito a destreggiarsi, alternando doppiezza e doroteismo, tra le due fazioni in guerra per la leadership. Ancora l’altro giorno, alla riunione della segreteria regionale, convocata a Stresa, a margine della sessione del parlamento padano, Cota ha preferito eludere la questione e di fronte alla ventina di dirigenti e a Roberto Calderoli, presente all’incontro, ha fatto il pesce in barile. Salvo poi essere preso in contropiede dalla ricomposizione dello scontro e dal ritiro della fatwa, dando a tutti la percezione di una sostanziale marginalità nei giochi di via Bellerio. Da qui il rovello che lo assilla: come riconquistare quel ruolo di primo piano che tanto faticosamente si era guadagnato prima di confinarsi a Torino, in piazza Castello, e per di più contro il parere del cerchio magico che, a suo tempo, gli aveva consigliato di lasciar perdere, di non correre per la presidenza della Regione e restare a fare la guardia a Montecitorio. Ha fatto male i conti e ora, ammettono persino dal suo entourage, ne è pentito. E le voci su progetti di fuga si moltiplicano. Magari è una panzana sesquipedale, ma la notizia circola eccome. Cota sarebbe intenzionato a staccare la spina alla sua tormentata esperienza di governo, ben prima della naturale scadenza del mandato. Al punto, sempre a dar retta ai boatos di Palazzo, che vederebbe in Paolo Monferino la carta da giocare per la successione: è l’assessore forte, gode del sostegno dei poteri forti (di certo Fiat e dintorni), è visto di buon occhio dalla Procura e la stampa cittadina è parecchio benevola nei suoi confronti. Verosimile? Chissà.

La sua tentazione di eutanasia spiegherebbe anche la reticenza di Cota nel risolvere la spinosa questione dei sette “ribelli” di Palazzo Lascaris, i consiglieri del Pdl guidati da Angelo BurziGian Luca Vignale, da mesi fronda interna della maggioranza, fino a condizionarne in più occasioni la linea politica. Nell’ultimo incontro prima della pausa natalizia, il governatore si è limitato a buttare un po’ di fumo negli occhi: attestati di stima, appelli all’unità, qualche “fosse per me, figuratevi”. E intanto il tempo passa, la primavera si avvicina e con essa la possibilità di un rovesciamento del tavolo. I sette possono diventare la sua bomba a orologeria, sono lì che bruciano a fuoco lento, basterà una spruzzatina di benzina per far divampare l’incendio e avere il pretesto per salutare tutti e tornare al fianco di Umberto Bossi, che ormai da mesi è costretto a reggersi da solo il posacenere.  Dopotutto Cota è un esponente assolutamente sui generis della Lega Nord, il partito dei territori, che si caratterizza per la lodevole amministrazione degli enti locali, come dimostrano le performance dei veneti Luca ZaiaFlavio Tosi, in testa a tutte le classifiche dei governatori e sindaci più amati d’Italia. Lui, invece, ha sempre patito il Piemonte che era stato chiamato a guidare: poco più di una provincia periferica della grande Padania. Non più tardi di qualche mese fa, in una cena romana, avrebbe offerto la sua eredità a Roberto Maroni, ex primo inquilino del Viminale, l’unico a godere di credibilità nel rattrappito popolo padano. Ma poi è arrivato il voto alla Camera su Cosentino e i nervi sono tornati a tendersi. Il tutto mentre da mesi sembra alle porte il congresso “nazionale” piemontese, nel quale, se mai verrà celebrato, lui rischia addirittura di non essere riconfermato. E allora meglio tornare nell’occhio del ciclone, laddove tutto si fa e tutto si disfa: in via Bellerio.

http://www.lospiffero.com/buco-della-serratura/a-cota-girano-i-maroni-e-progetta-la-fuga-2933.html

Read More

La Sicilia grida la sua indignazione con il Movimento dei Forconi

Gen 16, 2012 Posted Under: Notizie in rete

16 gennaio 2012

Come previsto da questa notte si sono fermati, un grido di rabbia contro chi non ha orecchie per sentire il grave disagio di autotrasportatori, agricoltori, pescatori e tutte quelle categorie che quotidianamente devono fare i conti con un irrefrenabile aumento dei costi di carburante, ma anche dei notevoli disagi per una situazione economica che sta mettendo in ginocchio migliaia di piccole e medie aziende, per non parlare della galoppante crisi occupazionale. Ad Augusta , per iniziativa dei movimenti “Augusta agli augustani” e “Sicilia Libera”, un corteo di mezzi pesanti ha attraversato tutta la città da Piazza America alla nuova darsena e ritorno, Domani si ricomincia però presso l’ingresso della citta , nei pressi del rifornimento Esso. Nessun blocco stradale, solo un rallentamento del traffico, un pacifica manifestazione di protesta. Ai distributori di benzina file di automobilisti che fanno il pieno , considerando che i 5 giorni di protesta potrebbero lasciare a secco le pompe di carburante. Blocco sulla ex strada statale 114 nei pressi dell’area industriale (vedi immagine a lato), bloccati mezzi pesanti, furgoni e autovetture aziendali delle varie ditte. Bloccato l’ingresso e l’uscita delle autocisterne del deposito carburanti della Esso. Bloccati anche diversi autocompattatori delle società di raccolta rifiuti dei centri limitrofi. Ai blocchi diverse pattuglie delle forze dell’ordine, Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza che controllano che tutto si svolga senza intemperanze. La protesta riguarda , in maniera particolare, l’aumentodei carburanti,il cui prezzo sale ogni giorno seguendo la scia della speculazione. In maniera particolare nell’area del siracusano, sede delle più importanti raffinerie del Paese, è incredibile pagare i carburanti come al Nord Italia, in considerazione del fatto che da oltre 50 anni, il territorio è gravato da pesanti condizioni ambientali. I siciliani sono stufi di pagare un alto costo di vite umane per colpa dell’inquinamento industriale e pagare l’accise per alimentare una politica sempre più lontana dalle esigenze dei cittadini. Tutte le provincie della Sicilia sono state chiamate a partecipare alla protesta che durerà fino alla mezzanotte del 20 gennaio. L’ appello iniziale parte dal Movimento dei Forconi del leader, Mariano Ferro, ma anche dal presidente degli autotrasportatori, Giuseppe Richichi (AIAS), seguono le fila della protesta i pescatori, gli artigiani e i piccoli commercianti, i produttori di pomodori Pachino IGP, quelli dei limoni d’Avola IGP l’A.P.M.P, si uniranno in un unico coro tutte le provincie della Sicilia da Catania, a Messina, Palermo, Siracusa, Agrigento, Ragusa, Caltanissetta, Enna. Si tratta di un’azione storica, perchè la protesta riunisce in un’unica voce tutte le categorie sociali che contestano la politica , da qualla regionale del Governo Lombardo , a quella nazionale del Governo Monti. La protesta è ordinata e pacifica, sono presidiati gli snodi e le principali arterie dell’Iasola . La protesta, promossa da ”Forza d’urto” – il movimento nato da Autotrasportatori Aias, Movimento dei Forconi, pescatori, imprenditori agricoli e da altre organizzazioni – a Palermo sta creando dei blocchi al porto e nel primo tratto della A19 fino a Villabate. Lunghe code di automobili si registrano agli ingressi di diversi caselli autostradali siciliani che sono presidiati dagli autotrasportatori che aderiscono alla protesta . “Noi stiamo soffrendo di piu’ rispetto al resto d’Italia – spiega il presidente dell’Aias Giuseppe Richichi – perche’ siamo periferici. Abbiamo piu’ volte chiesto l’intervento dello Stato in maniera da non allontanarci ulteriormente dall’Europa, ma non siamo stati ascoltati. Il nostro e’ uno sciopero spontaneo che non vuole produrre un eccessivo caos e che ci auguriamo vedra’ l’adesione di tutti i siciliani. Ma e’ necessario perche’ ormai siamo con le spalle al muro. Non ci saranno le situazioni che si sono venute a creare nel 2000. Noi non vogliamo danneggiare nessuno. Ci fermiamo solo per il bene della Sicilia”. “Siamo stanchi – aggiunge il leader del Movimento dei Forconi, Mariano Ferro – perche’ questa terra potrebbe essere ricca e invece continuiamo tutti a soffrire. Abbiamo chiesto al governo, a tutti i governi, di ascoltarci: nulla. Adesso speriamo che con questa protesta abbiano un pizzico di attenzione nei nostri confronti”..

www.augustaonline.it

Read More

l declassamento di Bobo atteso 8 anni

Gen 14, 2012 Posted Under: Notizie in rete

e-mail inviata al sito

ed alla fine arrivò la tanto sospirata guerra civile; Con il voto sull’onorevole cosentino si spacca la Lega tra maroniani e Cerchio magico, se mi consentite tra chi non riconosce la proprietà di Berlusconi e chi la riconosce. La storia non inizia due giorni prima del del voto sul Parlamentare napoletano, ma molti molti anni prima: Maroni e Bossi si conoscono nel lontano 1979 e con l’allora presidente dell’Unione Valdotaine Bruno Salvadori, fondano la Lega lombarda che nel 1989 insieme alla Liga veneta e alla Lega Piemont diventerà la Lega Nord, tra i fondatori ci sono proprio i due protagonisti della nostra storia. Bossi è da sempre il leader massimo del partito, il padre padrone, mentre Maroni ne fu sempre il fedele scudiero fino al 2004, prima ci fu un solo caso di rottura con il congresso del 1995 dove Maroni si candidò segretario politico della Lega in contrapposizione al Senatur. Proprio nel 2004 vi fu il grave incidente che minò la salute dell’Umberto, che in una notte fu colpito da un ictus, girano molte leggende su quell’episodio ma nessuna mai veramente provata, la Lega da allora non fu più la stessa o forse svelò il suo vero volto. Durante la lunga degenza di Bossi in ospedale nacque il cerchio magico ovvero la corrente leghista più vicina al capo militanti oltre alla moglie Manuela Marrone anche Reguzzoni (oggi capogruppo alla camera), Rosy Mauro (vice presidente del Senato) detta la badante e Roberto Cota (presidente della regione Piemonte) ma spesso non accreditato, naturalmente  sono vicini anche i figli. Dal canto suo Maroni crea una linea interna meno bigotta e più di governo con esponenti di spicco come Giorgetti (presidente commissione parlamentare sul bilancio) e Flavio Tosi (Sindaco di Verona). La situazione regge in un regime di Guerra fredda fino ai giorni nostri, dove la Lega perde le elezioni del 2006 con la coalizione del centro destra ma stravincerò sia le regionali ( con due governatori in Piemonte e Veneto ed in maggioranza in Lombardia) e le elezioni del 2008 sostenendo Berlusconi. Già proprio Sua emittenza altro protagonista della nostra storia, in quanto una leggenda (sempre più veritiera) narra che nel 2000 Berlusconi pagò i debiti della Lega e di Bossi per circa 70 miliardi, oltre ad impossessarsi del marchio della Lega. Con la storia arriviamo ai gironi nostri, dove con la caduta del governo Berlusconi sostenuto fino alla fine dai Verdi padani la Lega decide di andare in opposizione al governo Monti più per necessità che per convinzione cercando di recuperare una verginità perduta con l’alleanza con il PDL e le scelte di governo. Il primo segno di cedimento arriva all’ultima raduno di Pontida, storica festa annuale della Lega, in mezzo alla folla campeggia uno striscione con la scritta “Maroni premier”, e per la prima volta il Capo Bossi viene fischiato ed interrotto durante il suo comizio si prosegue sulla stessa linea con la nomina di un cerchio magico alla guida della federazione Varesina dove Bossi rischiava di perdere la “casa” vedendola passare ad un maroniano, anche in questo caso l’Umberto interviene da gran capo ed impone la scelta. La base si spacca perchè ormai considera Bossi vittima della sua stessa corrente. Arriviamo fino all’ultima settimana, fino a questo punto sembra Maroni a tenere il toro per le corna, Bobo non è più ministro e può occuparsi direttamente del partito, i maroniani crescono a vista d’occhio sia in parlamento sia all’esterno, ma a volte il destino si mette di traverso,  il destino ha il volto ed il nome di Nicola Cosentino onorevole del PDL accusato di collusioni con la mafia, la magistratura per lui richiede l’autorizzazione alla custodia cautelare, in regime di governo tecnico e con la ex maggioranza spaccata per l’onorevole campano sembra il canto del cigno, la Lega si riunisce nella storica sede di via Bellerio e dalle parole di Maroni decide che si voterà per l’arresto. Si sa’ il diavolo fa le pentole e non i coperchi, la sera prima del voto Bossi viene invitato a cena da Berlusconi, forse gli ricorderà della vecchia amicizia, forse gli ricorderà dei vecchi favori, forse per i più maligni Berlusconi fa valere la voce del padrone o ancora di mezzo si mette Monti forzando il PDL per disinnescare la bomba parlamentare, sta di fatto che la Lega e Bossi il mattino prima di votare lasciano libertà di coscienza, Cosentino evita la galera, Bossi si riprende la Lega e Maroni rimane con il cerino in mano e con un divieto di partecipare a comizi pubblici del partito. Ora aspettiamo con curiosità le mosse del Bobo declassato, a cui non va la mia stima perchè è stato declassato da un organo, il consiglio federale, che egli stesso riconosce e del quale ne fa parte. n tempo di crisi proviamo a divertirci con poco.
il papero blu (nello.zito@gmail.com)
Read More

Spunta lo Scilipoti dei grillini: eletto in regione, chiede vitalizio per lui, moglie e figli

Gen 11, 2012 Posted Under: Notizie in rete
Il movimento 5 stelle è una realtà ancora giovane che però da alcuni anni è riuscita ad intercettare il malcontento che serpeggia nel paese contro il degrado della classe politica e dirigente. I temi e le proposte (democrazia diretta, ecologismo radicale, lotta contro i privilegi della casta) sono nobili ed encomiabili, ma come sempre il problema è riuscire a passare dalle parole ai fatti. Fintanto che il movimento si è mosso fuori dai palazzi del potere, il movimento ha dimostrato una forte capacità includente ed espansiva. I problemi invece sono iniziati dal momento in cui si è scelto di incanalare questa voglia di partecipazione dentro la strettoia delle competizioni elettorali. Non è una novità dei nostri tempi: già Max Weber e Robert Michels, e prim’ancora Platone e Artistotele, hanno avuto modo di verificare come i processi di istituzionalizzazione comportano inevitabilmente una burocratizzazione politica. Il processo di burocratizzazione/istituzionalizzazione determina un lento processo di mutamento delle priorità: dalle rivendicazioni ideali e materiali da cui nascono si passa progressivamente alla salvaguardia dell’esistenza stessa dell’organizzazione. L’aspetto più evidente di questo processo di incancrenimento burocratico è l’accentramento decisionale. Il tema della democrazia diretta, sempre ricorrente nelle fasi di incubazione di un movimento, viene progressivamente diluito dalla necessità di dotarsi di una struttura efficace e di efficiente. Se tale necessità i movimenti contemporanei tendono ad attenuare attraverso l’uso intensivo della comunicazione orizzontale del web 2.0, resta invece difficilmente aggirabile la questione della selezione del personale politico nel momento in cui si sceglie di incanalare  un movimento dentro l’arena elettorale. Se è vero che senza la partecipazione elettorale è possibile la costruzione di una leadership diffusa, “azzerata” o orizzontale, la svolta elettoralistica impone infatti un processo di  verticalizzazione decisionale; per quanto tale verticalizzazione possa essere attutita e controbilanciata da forme di controllo dal basso (come i classici temi della revocabilità del mandato e del divieto di cumulo/ricandidatura già individuati secoli addietro, dall’antica Atene fino alla Comune di Parigi), la selezione del personale politico da inserire nelle competizioni elettorali diventa inevitabilmente il punto di rottura e di passaggio dei movimenti verso la dimensione partitico-organizzativa. Non è un caso infatti che, come già avvenuto in passato in esperienze analoghe, le prime “riunioni riservate e a porte chiuse” abbiano avuto come protagonisti il nucleo ristretto degli “eletti”, in questo caso però allargato e coordinato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio, l’imprenditore che cura da anni l’immagine e gli interessi commerciali del comico genovese. Grillo appunto. La questione si complica ulteriormente rispetto all’esperienza specifica del Movimento 5 stelle per la presenza di una leadership non solo ideale ma attiva e operativa che non solo precede, ma in un certo senso “insegue”, pondera e controlla il processo di emersione, individuazione e gestione del gruppo dirigente del partito. Per quanto si possano moltiplicare gli sforzi da parte dei quadri intermedi per attutire tale invasività “esterna” (come in occasione delle polemiche per la selezione “dall’alto” dei vertici nazionali o del consigliere comunale da eleggere a Milano in occasione delle ultime elezioni amministrative, effettuata da Grillo e Casaleggio), il loro ruolo di leadership non si limita alla definizione del quadro ideale d’azione, ma alla perimetrazione dell’organizzazione stessa (chi è dentro e chi è fuori, tanto per intenderci, essendo la Casaleggio srl intestataria unica del simbolo di partito registrato presso la corte di cassazione) e al ruolo principe di “giudice di ultima istanza” a fronte di tensioni e contrapposizioni interne. Il post pubblicato sul suo blog, in polemica con un suo consigliere regionale che aveva firmato una mozione in solidarietà con i giornalisti dell’Unità, è molto paradigmatico da questo punto di vista: “Se qualche esponente del Movimento 5 Stelle la pensa diversamente non è un problema. Il Pd lo accoglierà subito tra le sue braccia”. Il tema della democrazia diretta, per quanto centrale nelle narrazioni dei grillini, si dimostra non sempre declinato in termini di democrazia interna. E, anzi, a leggere delle discussioni intorno ad elezioni, correnti, amici e poltrone da conquistare, diventa anche difficile cogliere nella vita interna del movimento 5 stelle la differenza tra grillini e democristiani. Leggete ad esempio cosa scrive una militante disaffezionata e stanca dei continui giochetti di potere e di corrente: “Finalmente Biolè ammette pubblicamente che ha chiesto lui alla fidanzata Alessandra Corino (quella, per capirci, che finchè era nel gruppo dei cosiddetti “dissidenti” veniva sbandierata ovunque come l’appartenente al PD e dunque infiltrata degna del gruppo di “pagati dal PD” per boicottare il MoV) di censurare “forum e pagine dannose”, cui lei aveva accesso in quanto nel gruppo sono sempre rimasti gli accessi condivisi a tutti, al fine di “depotenziare” il gruppo di Torino che lavorava dal 2007 al progetto comunale ossia il gruppo che era scomodo al comitato direttivo di Bono da cui dipese l’elezione a consigliere comunale di Vittorio Bertola.  “Giustamente”, ora Biolè “chiede conto” a Bono dell’onore che gli spetta 😀 visto che “grazie” alla sua relazione ha depotenziato l’altro gruppo contribuendo a farlo fuori.  Alla faccia dei PS di Beppe Grillo sul blog dove diceva che ci sarebbero state primarie tra liste e alle garanzie varie blaterate dallo Staff di Casaleggio sul fatto che i consiglieri regionali erano fuori dalla campagna elettorale comunale. Insomma, erano proprio tutte nostre elucubrazioni mentali e meri spargimenti di fango da bassa politica il pensare che grazie alla loro visibilità stessero dirottando il progetto, nato dal basso nel 2007 e con coerenti principi, di un gruppo di attivisti torinesi”. Non si capisce molto, se non il marcio che cova ogni qualvolta di parla di elezioni e candidati, a tal punto che su facebook si sono ritrovati un gruppo di disillusi del movimento 5 stelle, che contestano la deriva politicista ed elettoralistica del movimento. Ma se il tema della democrazia diretta è un tema difficile, anche un’altra battaglia storica diventa più complessa quando si entra nei palazzi del potere: i privilegi della casta. Sempre per rimanere in casa Biolè, appena dopo aver eletto i suoi primi quattro consiglieri regionali a livello nazionale con le elezioni del 2010, ecco venire fuori già il primo Scilipoti dei grillini: si tratta appunto del consigliere regionale eletto in Piemonte, il quale ha chiesto non solo il vitalizio ma anche la reversibilità dello stesso per i suoi familiari, malgrado in campagna elettorale i grillini avessero promesso di fare esattamente il contrario. Quando però il suo collega consigliere regionale leghista Tiramani ha tirato fuori la vicenda e spifferato ai quattro venti l’incoerenza tra le parole e i fatti, l’onorevole Biolè si è precipitato a puntualizzare che quella doppia firma, per il vitalizio e per la sua reversibilità, l’ha messa per un piccolo errore di disattenzione e che provvederà alla rinuncia del vitalizio al termine del mandato di 5 anni di consigliere. Staremo a vedere…
A differenza di Scilipoti però, il consigliere incriminato è tuttora iscritto al gruppo regionale piemontese del movimento 5 stelle.

http://isegretidellacasta.blogspot.com/2012/01/spunta-lo-scilipoti-dei-grillini.html

Read More